Puddhrascia: cos’è la gallinella ripiena di Salice Salentino
30 Ottobre 2026In breve. La puddhrascia è una gallina giovane disossata, farcita di polpettine e arrostita in forno, piatto di casa di Salice Salentino. È un Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Puglia, si fa tutto l’anno e il suo nome, in dialetto salentino, è anche un modo di dire una ragazza carina. Esiste anche una versione in brodo.
È uno di quei piatti che non si trovano al ristorante e che quasi non si trovano scritti: si fa in casa, per la domenica o per una festa, e il nome lo capisce solo chi è del posto. La scheda ufficiale della Regione lo registra con ingredienti e dosi, e sono quelli che trovate qui.
Cos’è la puddhrascia
L’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Puglia la descrive come gallinella arrosto, prodotto tipico della tradizione domestica salicese: una gallina giovane, farcita, chiusa e cotta in forno. Della stessa preparazione la scheda segnala anche una variante in brodo.
- Zona: Salice Salentino, provincia di Lecce
- Tipo: gallinella arrosto farcita, di tradizione domestica
- Periodo di produzione: tutto l’anno
- Varianti: esiste anche in brodo
- Valore energetico: 200 kcal per 100 grammi di parte edibile
Cosa vuol dire «puddhrascia»
Il nome viene da puddha, la gallina, ma nel dialetto salentino ha anche un significato figurato: indica una ragazza carina, una giovincella. La scheda lo registra e lo collega alla giovinezza e alla vitalità dell’animale — che è giovane per forza, perché è quello il punto della ricetta.
È la stessa logica di tanti nomi salentini che abbiamo raccontato: una parola che descrive una cosa e ne suggerisce un’altra, e che fuori dal paese non si capisce.
Perché la gallina giovane, e non la gallina
Qui la scheda spiega una cosa che vale più della ricetta, e riguarda l’economia di una cucina contadina.
- Nel pollaio la gallina adulta si teneva per le uova: era un impianto di produzione, non carne.
- La pollastra, cioè la giovane, si macellava nelle occasioni speciali. Era un atto di spesa, non un pasto qualsiasi.
- Il pollame era una fonte preziosa di proteine, e proprio per questo non era quotidiano: la puddhrascia andava sulle feste, le domeniche, gli eventi di famiglia.
- La scheda aggiunge un dettaglio che spiega la scelta dell’animale: la gallinella era considerata un cibo nutriente per le donne nel puerperio, cioè nelle settimane dopo il parto.
Vale la pena fermarsi su quest’ultima riga. Non è folklore: è il motivo per cui un piatto di casa sopravvive per generazioni senza entrare in nessun ristorante. Si cucinava quando serviva, e serviva in momenti precisi.
Gli ingredienti, per quattro persone
La scheda PAT dà le dosi, e sono queste:
- 1 kg di gallina giovane intera, con ossa e pelle
- 200 g di polpettine di carne macinata mista
- 50 g di carote
- 50 g di cipolla
- 100 ml di vino bianco
- 50 ml di olio extravergine di oliva
- sale quanto basta
Da notare che il ripieno è carne dentro la carne: polpettine di macinato misto dentro la gallina. Non c’è pane, non c’è formaggio, non ci sono uova nella farcia — almeno non nella versione che la scheda registra.
Come si fa, secondo la scheda ufficiale
- Si disossa la gallina dal dorso, cioè aprendola lungo la schiena.
- Si preparano le polpettine di carne mista e si rosolano in padella con un filo d’olio.
- Si farcisce la gallina con le polpettine, le carote e le cipolle, poi si chiude e si lega con lo spago da cucina.
- In una teglia si fa un fondo di carote e cipolle, si adagia sopra la gallina e si bagna con il vino bianco.
- Si cuoce in forno statico a 170 °C per 30 minuti.
Il passaggio che decide il piatto è il primo: disossare dal dorso serve a poter farcire e poi legare, ottenendo una forma compatta che si taglia a fette come un arrosto. È anche la ragione per cui i tempi sono quelli che sono — trenta minuti valgono per un animale disossato e arrotolato, non per una gallina intera con la sua cassa toracica, che ne chiederebbe molti di più.
Una raccomandazione che la scheda non dà, e che noi aggiungiamo. Il pollame va servito ben cotto, e il punto di cottura si giudica sulla carne e non sull’orologio: nessun succo rosato quando si punge la parte più spessa, e il ripieno caldo fino al centro. Trenta minuti sono un’indicazione legata a quella forma e a quel peso; se la vostra gallina è più grossa o il ripieno più abbondante, il tempo cambia. Non riportiamo una temperatura al cuore perché non l’abbiamo trovata in una fonte italiana autorevole, e preferiamo non inventarla.
Dove si colloca nella cucina salentina
La puddhrascia appartiene alla famiglia dei secondi di carne delle occasioni, quelli che nel Salento si preparavano quando c’era un motivo. È vicina, per logica più che per ingredienti, ai pezzetti di cavallo: anche lì la scelta dell’animale nasce da una ragione economica precisa, non dal gusto.
La differenza è che i pezzetti sono diventati cibo da sagra e da trattoria, e la puddhrascia è rimasta in casa. Il resto del repertorio sta nelle nostre pagine su cosa si mangia di tipico in Salento e sui piatti tipici leccesi.
Da mettere in tavola accanto
Da dove vengono queste informazioni
- La scheda «Puddhrascia» dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Puglia: la zona di Salice Salentino, la descrizione come gallinella arrosto farcita e la variante in brodo, le dosi per quattro persone, i cinque passaggi della lavorazione con la temperatura e il tempo di forno, il periodo di produzione, le 200 kcal per 100 grammi, il significato figurato del nome in dialetto, il legame con il puerperio e le note sulla cucina contadina (la gallina adulta tenuta per le uova, la pollastra macellata nelle occasioni speciali). La scheda indica come riferimenti Puglia dalla terra alla tavola e il Dizionario Leccese-Italiano.
⚠️ Nella foto non c’è una puddhrascia: è un galletto arrosto con patate, dall’archivio di My Italian Recipes. Serve a mostrare com’è un volatile giovane cotto in forno intero, ma non è farcito e non è disossato: la puddhrascia si apre dal dorso, si riempie di polpettine, carote e cipolla e si lega, quindi a tavola arriva in fette. Nella nostra libreria non abbiamo ancora una fotografia del piatto vero, e preferiamo scriverlo.

