Le ngiurie salentine, sagace saggezza popolare

Le ngiurie salentine, sagace saggezza popolare

26 Settembre 2021 0 Di Ilaria
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I salentini sono un popolo verace, intelligente e spontaneo. Spesso propensi alla battuta e allo scherzo, difficilmente si offendono, ed anzi fanno della cosiddetta ‘ngiuria un motivo se non proprio di orgoglio, di divertimento e scherzo bonario. O, alla peggio, la accettano in modo passivo e rassegnato. Insomma, oggi le ‘ngiurie sono dei piccoli fardelli che ci si porta in giro tutto sommato con leggerezza. A onor del vero non è stato sempre così. Scopriamo assieme cosa sono le ‘ngiurie e quali sono le più divertenti, curiose, interessanti e mai sentite prima. 

Cosa sono le ‘ngiurie salentine

‘ngiurie di famiglia, individuali o di paese

Le ‘ngiurie salentine sono modi di dire tipici della cultura salentina, espressi solitamente attraverso un’unica parola, concepiti per stigmatizzare, fissare e ricordare nel tempo le caratteristiche più spesso fisiche ma a volte anche caratteriali di quella che in Salento viene spesso indicata come “la razza”. Cioè, la stirpe, la famiglia, la discendenza. Può accadere che una famiglia abbia una particolare ‘ngiuria perchè un loro antenato è stato protagonista di un fatto o di una vicenda particolare: un evento curioso, inusuale, ridicolo, a volte drammatico. Se la vicenda ha assunto contorni particolarmente curiosi e inusuali, la ‘ngiuria è concepita per ridicolizzare. La stessa cosa può accadere nel caso di una persona affetta da un tic motorio o vocale, per esempio che, nel passato, poteva guadagnarsi una ‘ngiuria personale. A volte anche le ‘ngiurie personali si tramandano nel tempo, finendo per diventare indicative di tutta la famiglia e la discendenza. Altre volte, le ‘ngiurie sono ideate dagli abitanti di un paese per caratterizzare quelli del paese confinante, nel passato spesso visto come un luogo lontano e molto diverso da casa propria (d’altronde, nei secoli passati ci si muoveva molto meno). Si tratta dunque di ‘ngiurie collettive. Oggi i nomignoli del Salento hanno perso la connotazione negativa con la quale sono state concepite. L’obiettivo non è più oltraggiare, ridicolizzare o offendere, ma solo identificare. E’ anche vero che oggi le ngiurie non si inventano più. Quelle che ancora sono in uso, rappresentano semplicemente il retaggio di una cultura popolare quanto mai viva in terra salentina. Ma scopriamone alcune. Ma scopriamone alcune tra le più particolari, riferite agli abitanti delle città e dei paesi del Salento.

Brindisi

I brindisini erano “ingiurati” come latri e assassini. Un epiteto abbastanza pesante, che risale al 1463, anno in cui furono emanati dei decreti da parte di re Ferrante d’Aragona. L’obiettivo era incentivare il ripopolamento della città a sfavore della presenza turca. In particolare, chi fosse disposto a stabilirsi in città poteva godere di particolari franchigie anche qualora avesse commesso reati di carattere finanziario. Ai tempi chi non assolveva ai suoi debiti era naturalmente considerato un poco di buono e non era infrequente che nascessero delle risse anche particolarmente violente che sfociavano in morti per accoltellamento. Dunque, i brindisini per estensione furono tutti ingiurati come assassini e ladri.

Lecce

I leccesi sono chiamati sona campane e musi moddhi. Cioè, rispettivamente, campanari e labbra molli. Campanari perchè tra il Seicento e il Settecento molti edifici che oggi hanno un uso civile o privato era chiese, dunque si sentiva suonar campane tutto il giorno. L’altro epiteto si riferisce alla capacità dei leccesi di parlare troppo (malangare, come si suol dire), spesso anche con l’intento di offendere o ferire. A differenza dei brindisini sopra descritti, infatti, i leccesi non venivano alle mani, ma ricorrevano alla lingua.

Taranto

I tarantini hanno l’epiteto di cuzzarule, ciè coltivatori di cozze. Questo epiteto è un dato di fatto, e non ha nè connotazione negativa, nè positiva. La mitilicoltura in quel di Taranto ha una storia ed una tradizione molto antica, specialmente nella città vecchia.

Avetrana

Gli avetranesi godono dell’epiteto di vintri bianca, ovvero pancia bianca. Si tratta di un epiteto che si riferisce al colore che la pancia assume quando si è affetti da malaria. Nella malaria milza e fegato si ingrossano e la pancia ha un aspetto turgido e bianco. Come mai direte voi proprio qui un epiteto che rimanda alla malaria? Perché attorno ad Avetrana sino al secolo scorso c’erano molte paludi, dunque la malaria era un morbo molto comune.

Maglie

I magliesi sono chiamati passari, ovvero passeri. La parola sta ad intendere persone particolarmente semplici, quasi sciocche ed ingenue. In questo caso l’origine della ‘ngiuria rimanda ad un aneddoto in particolare. Sembra che i contadini magliesi fossero afflitti dal problema dei passeri che andavano a danneggiare i raccolti. Dunque decisero di costruire alti muri di cinta attorno ai campi, e grosse siepi con rovi pungenti. A nulla valsero questi espedienti. I passeri continuavano a volare sui raccolti, e i contadini continuavano a interrogarsi sui passeri. A tal punto che finirono con l’essere chiamati li pàssari de Maje.

Gallipoli

I gallipolini hanno la ‘ngiuria di ciucci, ovvero asini, e uttari, ovvero costruttori di botti. Il primo nomignolo non si riferiva alla loro ignoranza ma alla loro grande predisposizione a lavorare duro, proprio come asini, appunto. Il secondo invece fa riferimento alle botti usate per i traffici commerciali che come sapete erano molto vivaci nel porto di Gallipoli.

Mottola

I mottolesi sono soprannominati spiune (ovvero spioni) a capatosta (testa dura). Spioni perchè quando il cielo è terso, dalla città è possibile ammirare sia tutto il golfo di Taranto, sia l’Appennino Calabro Lucano. La seconda ingiuria si riferisce al carattere ostinato e testardo dei mottolesi.

Supersano

Proseguiamo la carrellata delle ‘ngiurie del Salento con Supersano. I supersanesi sono chiamati porci. Attenzione però, non è un nome offensivo. Dovete sapere che accanto a Supersano un tempo c’era un grandissimo bosco, il bosco di Belvedere. Un luogo dove i maiali potevano trovare ghiande delle quali andavano ghiotti.