Biolivum: l’olio extravergine biologico di Primoljo
30 Agosto 2026Biolivum è l’olio extravergine di oliva biologico di Primoljo, azienda familiare di Casarano, nel basso Salento. È un blend delle due cultivar storiche della zona — Ogliarola e Cellina — estratto a freddo sotto i 27 °C e imbottigliato in frantoio. Qui sotto trovi cos’è, che sapore ha davvero, come giudicarlo da solo, i formati e il prezzo.
Chi cerca «Biolivum» di solito ha già la bottiglia in mano, o l’ha vista da qualche parte, e vuole due cose: capire che olio è e sapere quanto costa. Questa pagina risponde a tutte e due, con i dati dell’etichetta e del produttore — e con quello che serve per giudicarlo in prima persona, che vale più di qualsiasi recensione.
Cos’è Biolivum
Non è una marca a sé: è la linea biologica di Primoljo, che produce olio extravergine nel basso Salento da oltre cinquant’anni. Sapere chi c’è dietro conta più del nome sulla bottiglia, ed è la prima cosa da guardare su qualsiasi olio.
- Chi lo fa — Primoljo, azienda a conduzione familiare con sede a Casarano (LE).
- Che olive — un blend di Ogliarola e Cellina, le due varietà autoctone del Salento.
- Biologico — le olive vengono da olivi coltivati in regime di agricoltura biologica.
- Come si estrae — a freddo, con la temperatura tenuta sotto i 27 °C.
- Dove si imbottiglia — direttamente in frantoio, senza passaggi intermedi.
- Altro in etichetta — OGM free, filiera corta.
«Biologico» ed «extravergine» non dicono la stessa cosa, e conviene non confonderle. Extravergine è una categoria di legge e riguarda come l’olio è stato ottenuto: solo processi meccanici, e acidità libera non oltre 0,8 g per 100 g. Biologico riguarda invece come sono state coltivate le olive, prima ancora del frantoio. Un olio può essere extravergine senza essere biologico: le due certificazioni si sommano, non si sostituiscono.
Che sapore ha, cultivar per cultivar
«Fruttato leggero» è quello che dichiara la scheda, ed è vero ma dice poco. Il sapore di un blend si capisce meglio guardando cosa porta ciascuna delle due varietà — e sono descrittori che il disciplinare della DOP riconosce, non impressioni.
- Ogliarola (detta anche leccese o salentina) — porta note di foglia d’olivo, erba appena tagliata, cardo e carciofo. È la varietà della resa abbondante.
- Cellina di Nardò — la più rustica, costante di anno in anno. Tende invece verso il pomodoro e i frutti di bosco.
Messe insieme danno un olio vellutato con un retrogusto leggermente amarognolo: equilibrato, che è poi il motivo per cui regge sia a crudo sia in cottura senza coprire il resto. Dalle stesse olive Cellina, raccolte a novembre e messe in salamoia, nascono anche le olive celline — quelle piccole e nere dell’impasto della puccia.
Perché queste due cultivar, oggi, non sono scontate
C’è una cosa che vale la pena sapere prima di comprare un olio salentino, e riguarda proprio Ogliarola e Cellina. La Xylella fastidiosa ha cambiato il paesaggio olivicolo di questa terra, e nelle zone infette il reimpianto è consentito solo con quattro varietà resistenti o tolleranti: Leccino, Leccio del Corno, Favolosa FS-17 e Lecciana.
Nessuna delle due cultivar storiche è in quell’elenco. Vuol dire che un olio di Ogliarola e Cellina viene dagli oliveti che ci sono già, non da nuovi impianti — e che nei prossimi anni gli oli salentini da varietà diverse saranno sempre più comuni. Non è un tradimento della tradizione: è il modo in cui questa terra sta tornando a produrre. Il quadro completo, piano di reimpianto compreso, sta nella guida su come riconoscere l’extravergine del Salento vero.
Come giudicarlo da solo, invece di cercare recensioni
Su un olio le recensioni servono poco: due bottiglie della stessa marca e di annate diverse non sono lo stesso prodotto. Assaggiare, invece, si impara in cinque minuti.
- Versa un cucchiaio in un bicchierino e scaldalo con la mano, coprendolo con l’altra.
- Annusa: devi sentire l’oliva, l’erba, il carciofo. Non il rancido, non il cartone.
- Assaggia facendo entrare aria dai denti, come si fa con il vino.
- Deglutisci e aspetta: amaro e piccante arrivano dopo, non subito.
Amaro e piccante sono pregi, non difetti — ed è l’equivoco che porta più persone a scegliere sistematicamente l’olio peggiore. Vengono dai polifenoli, gli antiossidanti che rendono l’olio anche più stabile nel tempo. Il piccante si sente in gola, qualche secondo dopo aver deglutito. Un olio che non pizzica affatto è spesso solo un olio vecchio.
Come si usa in cucina
Essendo un fruttato leggero, è versatile: non copre gli altri sapori, quindi funziona anche dove un olio molto amaro sarebbe invadente.
- A crudo — su bruschette e friselle, nelle insalate, a filo su zuppe e legumi.
- In cottura — soffritti, arrosti, cotture in padella.
Un accorgimento che vale per tutti gli extravergine: l’olio non migliora invecchiando, al contrario del vino. Si consuma entro un anno-un anno e mezzo dalla raccolta, e si tiene al riparo da luce e calore — non accanto ai fornelli.
Formati e prezzo
- 500 ml — la bottiglia da tavola, sul canale ingrosso in confezioni da 12.
- 750 ml — stesso canale, stesso confezionamento.
- Latta da 5 litri — il formato scorta, quello con cui il prezzo al litro scende di più.
Al 30 agosto 2026 la latta da 5 litri sta a 87,80 € IVA inclusa sullo shop del gruppo. Il prezzo lo scriviamo con la data accanto apposta: cambia, e una pagina che lo dà per eterno prima o poi mente. Per quello aggiornato conviene guardare direttamente la scheda.
Biolivum si compra online sullo shop di Laterradipuglia, con spedizione in Italia e in Europa. Per rivenditori e attività c’è il canale ingrosso, con i formati da 500 e 750 ml.
Fonti e verifiche. Cultivar, metodo di estrazione, temperatura, certificazione biologica, formati, abbinamenti e prezzo sono stati letti sulle schede prodotto di shop.laterradipuglia.it e b2b.laterradipuglia.it il 30 agosto 2026. I descrittori delle due cultivar, l’elenco delle varietà ammesse al reimpianto e il metodo di assaggio vengono dalla nostra guida all’extravergine del Salento. I requisiti di legge dell’extravergine — sola estrazione meccanica e acidità entro 0,8 g per 100 g — sono quelli dell’Allegato VII del regolamento (UE) 1308/2013.


