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La medusa immortale esiste davvero? Cos’è la Turritopsis dohrnii

1 Febbraio 2022 Off Di Ilaria

In breve. Sì, esiste. Si chiama Turritopsis dohrnii, è larga pochi millimetri e quando è ferita, malata o vecchia non muore: torna allo stadio di polipo, cioè all’infanzia, e ricomincia. A dimostrarlo è stato nel 1996 uno studio firmato anche da due ricercatori che lavoravano in Puglia. Immortale però è una parola imprecisa: in mare quasi tutte finiscono mangiate.

«La medusa immortale esiste davvero?» è la domanda che ci arriva più spesso su questa pagina. La risposta è sì, ma quasi tutto quello che si legge in giro è approssimativo: il nome, il modo in cui ringiovanisce, e soprattutto il senso di quella parola, «immortale».

Esiste davvero, e si chiama Turritopsis dohrnii

È una piccola idrozoa marina. La medusa adulta arriva a circa 4,5 millimetri di diametro — più o meno quanto è alta — e si riconosce dai tentacoli: da giovane, a un millimetro, ne ha otto; da adulta arriva a ottanta o novanta.

4,5 mm
diametro dell’adulto, al massimo
80-90
tentacoli da adulta (otto da piccola)
1996
l’anno dello studio che lo ha dimostrato

Come fa: non ringiovanisce, torna bambina

Qui sta la differenza che quasi nessuno spiega. La Turritopsis non diventa una medusa più giovane: torna indietro di uno stadio intero del suo ciclo di vita e ridiventa un polipo, cioè la forma attaccata al fondale da cui le meduse nascono.

È come se una farfalla tornasse bruco. E non succede per caso: parte quando l’animale è sotto stress — ferito, malato, in condizioni ambientali difficili o semplicemente vecchio.

Il meccanismo si chiama transdifferenziazione: le cellule già specializzate cambiano mestiere e diventano cellule di un altro tipo. Lo studio del 1996 ha mostrato anche una cosa più sottile — la trasformazione riesce solo se restano intatti l’epidermide esterna dell’ombrella e una parte dell’apparato gastrovascolare. Se quei tessuti mancano, la medusa muore come tutte le altre.

Dal polipo nascono poi nuove meduse, geneticamente identiche. Per questo si parla di immortalità: in teoria il ciclo può ripetersi senza un numero di volte prestabilito.

Quanto vive davvero

Non esiste un numero, e chi lo dà sta inventando. In laboratorio il ciclo si può ripetere; in mare aperto quasi nessun esemplare arriva a sfruttarlo.

Il motivo è banale e non ha niente a che fare con la biologia: la Turritopsis è un animale di pochi millimetri che galleggia in mezzo al plancton, e viene mangiata. I suoi predatori sono altre meduse, gli anemoni di mare, e pesci come tonni e squali che filtrano quello che trovano.

Immortale vuol dire «non muore di vecchiaia», non «non muore». È la stessa differenza che passa fra un oggetto indistruttibile e un oggetto che semplicemente non si consuma: il secondo si può comunque perdere.

Dove vive

Oggi si trova nelle acque temperate e tropicali di tutti gli oceani, spesso vicino alla costa: porti, banchine, fondali bassi. Si ritiene che sia originaria del Pacifico e che si sia diffusa nel resto del mondo nel tempo.

Quindi anche nel Mediterraneo, e anche nei nostri mari. Non è però un animale che si incontra facendo il bagno: pochi millimetri, trasparente, in mezzo al plancton.

Il legame con la Puglia: lo studio porta due firme di qui

Il fenomeno è stato dimostrato da un articolo scientifico del 1996 sulla rivista The Biological Bulletin (volume 190, numero 3, pagine 302-312), intitolato Reversing the Life Cycle: Medusae Transforming into Polyps and Cell Transdifferentiation in Turritopsis nutricula e firmato da Stefano Piraino, Ferdinando Boero, Bruno Aeschbach e Volker Schmid.

Boero insegnava allora all’Università di Lecce, oggi Università del Salento; Piraino lavorava al CNR di Taranto. È questo il legame vero con la nostra terra — due ricercatori che lavoravano qui — e vale più della versione che circola, secondo cui la medusa sarebbe stata «scoperta» in un punto preciso della costa salentina.

La specie, infatti, era conosciuta e descritta da molto prima: a descriverla fu August Weismann nel 1883, e ancora oggi il registro mondiale delle specie marine riporta quella data accanto al nome. Quello che è stato scoperto in tempi recenti non è l’animale: è cosa sa fare.

Perché trovi scritti due nomi diversi

Cercando in rete si incontrano Turritopsis nutricula e Turritopsis dohrnii, e sembrano due animali. Non lo sono: è la stessa storia vista in due momenti.

Fino a pochi anni fa sotto il nome T. nutricula stavano più specie diverse. Nel 2006 la medusa «immortale» è stata riconosciuta come specie a sé e chiamata T. dohrnii. Lo studio del 1996 è precedente, e infatti nel titolo porta il nome vecchio: per questo la confusione continua a girare.

Se trovi scritto «Turritopsis nutricola», con la o, è semplicemente un errore di scrittura: non è mai esistita con quel nome.