Favolio: l’olio extravergine da cultivar Favolosa di Primoljo
30 Agosto 2026Favolio — sulla bottiglia Favololio — è l’olio extravergine di Primoljo, azienda familiare di Casarano, ottenuto da una sola cultivar: la Favolosa, la varietà resistente alla Xylella. Estratto a freddo, colore verde, fruttato con sentori di erbe e ortaggi. Qui sotto cos’è, perché quella cultivar conta, che sapore ha e quanto costa.
È l’olio che racconta la parte più recente della storia olivicola salentina. Non per modo di dire: la cultivar da cui nasce esiste sugli ulivi di questa terra perché la Xylella ha costretto a ripiantare, e la Favolosa è una delle poche varietà con cui si può farlo.
Cos’è Favolio, e perché due nomi
Sull’etichetta c’è scritto Favololio, con tre «o». In rete lo cercano quasi tutti come Favolio, che è la forma che si ricorda. Sono la stessa cosa: un monovarietale, cioè un olio ottenuto da una sola varietà di oliva invece che da un blend.
- Chi lo fa — Primoljo, azienda a conduzione familiare di Casarano (LE), da oltre cinquant’anni.
- Da che olive — solo Favolosa (sigla FS-17).
- Come si estrae — a freddo, da olive locali di prima qualità.
- All’aspetto — colore verde.
- Al naso e in bocca — profumo gradevolmente fruttato, con sensazione di erbe e ortaggi; sapore ricco e complesso.
- Formato — bottiglia da 500 ml.
La Favolosa: perché questa cultivar esiste
Il batterio Xylella fastidiosa ha cambiato il paesaggio olivicolo del Salento a partire dal 2013, compromettendo milioni di piante. Nelle zone infette oggi si può ripiantare solo con quattro varietà resistenti o tolleranti: Leccino, Leccio del Corno, Lecciana e appunto Favolosa FS-17.
Vuol dire che un olio di Favolosa non è un olio come gli altri: viene da alberi piantati dopo. La Regione Puglia ha stanziato circa 300 milioni di euro per la ricostruzione, di cui circa 80 destinati proprio ai reimpianti. Comprare questo olio è il modo più diretto per assaggiare com’è andata.
«Ottenuta in laboratorio» non vuol dire OGM, ed è l’equivoco da togliere di mezzo. La Favolosa è stata ottenuta per selezione: incroci fra piante e scelta delle più promettenti, che è il modo in cui è nata la quasi totalità delle varietà agricole che mangiamo, dal grano alle mele. Non c’è nessuna modifica genetica. Quello che è stato selezionato è la resistenza al batterio, insieme a rese elevate e a una buona qualità dell’olio.
Il quadro completo — le quattro varietà ammesse, il piano di reimpianto, e cosa cambia per chi compra — sta nella guida su come riconoscere l’extravergine del Salento vero.
Monovarietale o blend: cosa cambia davvero
È la domanda che conta se stai scegliendo fra due oli della stessa azienda, e la risposta non è che uno è migliore dell’altro — sono due cose diverse.
- Un monovarietale — come questo — porta il carattere di una sola oliva, senza compensazioni. Il profilo è più netto e riconoscibile, e per questo si usa dove l’olio deve farsi sentire.
- Un blend mette insieme più varietà per equilibrarsi a vicenda: nel Salento di solito Ogliarola, che porta foglia d’olivo, erba tagliata e carciofo, e Cellina di Nardò, che va su pomodoro e frutti di bosco. Il risultato è più rotondo e più versatile.
Detto in pratica: se vuoi un olio che regga qualunque uso senza pensarci, il blend è più comodo. Se ti interessa sentire da che oliva viene, il monovarietale è il motivo per cui esiste.
Che sapore ha, e come si usa
Il profilo dichiarato è fruttato, con sentori di erbe e ortaggi e un sapore descritto come ricco e complesso. È un olio che si fa sentire: sta bene dove l’olio è protagonista e non semplice grasso di cottura.
- A crudo — su verdure lessate, legumi, bruschette, carni bianche e pesce alla griglia, dove il fruttato non viene coperto.
- Da finitura — a filo su una zuppa o una vellutata appena impiattata, che è il modo in cui un monovarietale rende di più.
Amaro e piccante sono pregi, non difetti. Vengono dai polifenoli, gli antiossidanti che rendono l’olio anche più stabile nel tempo. Il piccante si sente in gola, qualche secondo dopo aver deglutito — non sulla lingua. Un olio che non pizzica affatto è spesso soltanto un olio vecchio.
Come si conserva: l’olio non migliora invecchiando, al contrario del vino. Si consuma entro un anno-un anno e mezzo dalla raccolta, al riparo da luce e calore — quindi non accanto ai fornelli.
Quanto costa
Al 30 agosto 2026 la bottiglia da 500 ml sta a 14,80 € IVA inclusa sullo shop del gruppo. Scriviamo il prezzo con la data accanto apposta: cambia, e una pagina che lo dà per eterno prima o poi mente. Per quello aggiornato conviene guardare la scheda del prodotto.
Se cerchi invece la versione biologica della stessa azienda, da cultivar tradizionali anziché da Favolosa, è Biolivum.
Favololio si compra online sullo shop di Laterradipuglia, con spedizione in Italia e in Europa.
Fonti e verifiche. Nome del prodotto, produttore, cultivar, metodo di estrazione, note organolettiche, formato e prezzo sono stati letti sulla scheda di shop.laterradipuglia.it il 30 agosto 2026. L’elenco delle quattro varietà ammesse al reimpianto, l’entità del piano regionale e il ruolo dei polifenoli vengono dalla nostra guida all’extravergine del Salento; le informazioni sull’azienda dalla nostra scheda su Primoljo.

