I liquori del Salento nascono dalle piante spontanee del territorio — mirto, finocchietto, timo, alloro, lentisco — infuse nell’alcol secondo ricette che le famiglie salentine si tramandano in casa. Ecco quali sono e come si servono.
Limoncello, mirto, finocchietto: sono i più conosciuti, ma il Salento produce molti più liquori di quanto sembri. Nascono dalla macchia mediterranea che circonda queste coste — la vegetazione spontanea, il sole, il vento — e si preparano ancora oggi come si faceva un tempo nelle case di famiglia.
Quali sono i liquori del Salento
- Limoncello del Salento — il più diffuso, grazie agli agrumi che qui non mancano.
- Liquore al mirto “Mirtu” — preparato anche in altre regioni, ma fondamentale nella tradizione salentina.
- Liquore al Critimu — dal finocchietto selvatico marino.
- Liquore al Finocchietto Selvatico — la varietà campestre.
- Crema di mentuccia selvatica
- Liquore al peperoncino piccante “U’ Focu Meu”
- Liquore al timo “Timu”
- Liquore alla Salvia “Salvietta”
- Liquore di “Zavirna”
- Amaro di foglie di ulivo “Vulia” — uno degli amari più caratteristici della zona.
- Liquore di Alloro “Allorello”
- Liquore di lentisco “RESTINCU”
- Liquore di rosmarino “Rosmarine”
Diversi di questi — fra cui il finocchietto e l’Allorello — sono prodotti da Linfa Salento, un’azienda di Gagliano del Capo che lavora le piante spontanee del Parco di Terra d’Otranto.
Come si servono
Si gustano freddi, non ghiacciati. L’alcol non gela: si possono tenere in freezer o servire a temperatura di frigorifero, con o senza ghiaccio. Il freddo esalta gli aromi delle erbe invece di intorpidirli, com’è naturale aspettarsi dal caldo.
Molte famiglie salentine preparano ancora i liquori in casa, tramandando ricette e piccoli accorgimenti di generazione in generazione — il nocino di San Giovanni, il limoncello, il mirto, il finocchietto sono fra i più diffusi.
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